L’amore ha i tempi del colera/2

Schizzo di Elvira Gerardi per Umore Maligno.

Prosegue il viaggio di Umore Maligno alla scoperta delle gioie del matrimonio, per aiutarvi a cambiare idea.  Se al termine della lettura siete ancora dell’idea di sposarvi, fatelo.  O sparatevi nei coglioni.  O gettatevi in un fiume con una macina da mulino al collo.  È uguale.

Non mi piace lasciarmi andare nelle relazioni amorose. Perdermi nella dolce follia della passione. Per quello ho sposato mia moglie. Ora è tale e quale a mia sorella.

Nessuno desidera realmente convivere con una persona tutta la vita. Molti desiderano fare una grande cerimonia e basta. Perché allora non affiliarsi semplicemente alla Sacra corona unita?

Per il mio matrimonio non ho invitato nessuno. Con mia moglie siamo andati a mangiare in una bettola vicino al comune. Dopo cinque minuti eravamo già sposati da vent’anni. Non abbiamo parlato di nulla. E abbiamo continuato così. Non parliamo, e quindi non litighiamo. Ognuno lava i suoi piatti e lava la sua biancheria. Conti separati. Letti separati. Abbiamo deciso di divorziare al settimo anno di matrimonio, e di invitare tutti al nostro divorzio. Faremo un enorme banchetto, con amici e parenti. Noi mangeremo in tavoli separati senza rivolgerci mai lo sguardo. Nessuno potrà urlare “Bacio! Bacio!” o danzare. Alla ex sposa verrà dato un mazzo di rose morte. Lei le tirerà addosso a una donna sposata. Quello indicherà la prossima che divorzierà.

Il matrimonio è un istituto inutile e obsoleto. Per quello piace tanto alla Chiesa.

Quello che odio dei matrimoni sono gli album fotografici. Vai dai neo sposi e speri solo di bere un po’ della grappa che hanno ricevuto in regalo. Ma loro hanno desiderio di farti vedere le cinquecento foto del matrimonio. Che sono esattamente quelle di tua madre che sfogliavi da bambino. O così sembra. Cosa si suppone che uno debba dire sfogliandole? “Wow, qui si vede proprio che devi fare dei gran bei bocchini!”.

La cerimonia di un matrimonio è qualcosa di così ridicolo che partecipandovi ho sempre l’impressione che qualcuno possa vedermi. Ma è difficile perché la passo quasi tutta in bagno a leggere fumetti. Arrivo solo per il dolce e il lancio del bouquet. Mi faccio fare due foto. Poi vado a iniettarmi dell’eroina e a cercarmi una baldracca per poter riassaporare un po’ di normalità.

***

Il ricordo del giorno in cui mi sposai è ancora vivido, nonostante fosse ieri. Lei era bellissima, più del solito. Peccato fosse la testimone di mia moglie.

Quando entrai nel piccolo comune dove avevamo deciso di sposarci, fui preso da una grandissima ansia: “Andrà tutto bene? Ho ricordato di prendere gli anelli? I totani con cui li ho fatti saranno stati freschi? Sarò abbastanza forte da pronunciare quel ‘sì’ così impegnativo? Perderanno anche oggi le Telecom ordinarie?”

Sudavo freddo. Dannato climatizzatore. Poi mi calmai, e ripresi a sudare a temperatura ambiente.

Sì, avevamo deciso di sposarci in comune. Farlo ognuno per contro proprio sembrava un po’ una cosa. Io in chiesa non mi potevo sposare, c’erano ancora un sacco di foto che mi ritraevano con la tonaca, quando andavo a molestare i ragazzini con gli amici. I bei tempi andati, così si chiamava il nostro complesso soft-punk.

La stanza del piccolo municipio era gremita di gente. Tutti si voltarono a guardarmi, sorpresi. Decisi allora di togliermi la fascia tricolore e restituirla al sindaco.

(Che poi non era neanche un sindaco, ma un normale consigliere d’amministrazione)

Presi posto davanti a lui, e di fianco a lei. Mi guardò sorridente e mi sussurrò dal profondo del cuore: “Ci siamo, sei fottuto”.

“Il matrimonio è la tomba dell’amore…”, proprio in quel momento dovevano risuonarmi nella testa le parole del mio amico becchino?

Mi feci coraggio e mi lanciai in un cenno all’officiante, come dire “offici, offici pure”.

Mi sovvenne improvvisamente l’etimologia della parola “matrimonio”. Un contratto fatto a difesa della donna, anzi della madre, anzi della troia, per evitare che l’uomo, una volta effettuata l’inseminazione, se ne andasse a compiere altre polluzioni diurne in vagine non contemplate dalla società, generando prole non gestibile. Un patto scellerato, che si nascondeva dietro una parola dalle grandi promesse: amore. L’amore costretto dai crismi di una religione o dal codice civile, schiacciato da coulotte ereditate da nonne dalla figa bavosa, deturpato da maschere facciali al cetriolo, invece del molto più sano vetriolo, da amplessi fatti per abitudine, da pargoli che ti legano con il loro sguardo pietoso: “Ancora un gormita, ti prego, papà!”

Un crimine contro l’umanità, insomma. In cui vittime e carnefici si confondono, mimetizzandosi tra i popoli della Foresta, del Cielo e del Vulcano.

Per distrarmi, cercai di riflettere sull’etimologia della parola “etimologia”.

Ma mi sembrò più piacevole, infine, sorridere, pensando alla notte a venire. Quella che finalmente avremmo passato insieme, fra coiti selvaggi, analità varie e bocche salivanti, io e lei: la mia nuova figlia acquisita di dodici anni.

***

“Ma avete presente che gran rottura di palle sono i matrimoni? Che poi sempre di sabato, ti fanno saltare o il poker con gli amici o l’andare a troie. Le cose che aspetti di più durante la settimana.

“Dai, se non c’è Lei non ci sposiamo” te la buttano là e ti fregano. Come tirarti indietro? Mamme ne ho viste morire una quarantina, una trentina di zie e anche svariati nonni non stanno benissimo. Però continuano a insistere imperterriti. “Tra un mese ci sposiamo, si tenga libero”.

Ma che cazzo vi sposate? Lui la sera, al posto degli straordinari , s’incula l’amica. Lei si droga e va nei locali per scambisti. A chi la volete dare a bere?

Che poi ormai neanche la società vi obbliga più a questo passo. Convivete, divorziate, viva la libertà! Basta che non mi rompiate più i coglioni di sabato”.

[sacerdotedepresso55]

***

Ho sposato una siciliana, perché sono favorevole ai matrimoni misti. Quando ho chiesto a mio suocero il suo assenso, l’ho visto camminare verso di me: per la prima volta non brandiva un bastone, e l’ho interpretato come un sì. Interpretato è la parola giusta, perché subito dopo mi ha borbottato qualcosa nel suo dialetto stretto, che poteva significare “sono felice”, “scordati la dote”, “sono dieci cammelli” o “sparati nei coglioni con un canne mozze”: resterò per sempre con questo dubbio.

Ci siamo sposati in chiesa, anche perché il comune era commissariato per mafia, e il commissario era il sagrestano del parroco. Abbiamo voluto una cerimonia sobria: pochi fiori, nessun set hollywoodiano e le foto fatte da un nostro amico, che una settimana dopo si è ritrovato davanti a casa la gigantografia di una testa di capretto.

Allo scambio degli anelli, l’emozione mi ha giocato un brutto scherzo, anche se devo dire che mia moglie, con quel piercing al capezzolo, stava benissimo.

Gli invitati, selezionati dopo lunghe discussioni e almeno due minacce di divorzio preventivo, sono stati limitati a duecento: un gran risultato in una zona in cui, anziché ristoranti, di solito si affittano stadi. Per il matrimonio del cugino di mia moglie, previsto una settimana dopo il nostro, gli invitati erano così tanti che nel giro di pochi giorni il ristorante tirò su un altro piano. Ovviamente abusivo. Ma, agli occhi della gente, poteva non bastare. Così, per non far brutta figura davanti ai compaesani, i cugini avevano fatto arrivare un centinaio di profughi da Lampedusa. Tanto è vicina, e coi vestiti giusti nessuno avrebbe notato la differenza.

Insomma, noi eravamo solo in duecento, di cui centottanta parenti di mia moglie, con limite tassativo al secondo grado. Molti neppure li conoscevo, confondevo zii e cugini, era una vera sequoia genealogica. C’erano anche parenti venuti apposta dall’estero, tra cui una nipote identica a Sophie Marceau minorenne, il cui ricordo mi ha fornito un eccellente aiuto durante la prima notte.

Che altro dire? Alla fine eravamo tutti sbronzi, compreso l’amico fotografo che però, in un ultimo sforzo, è riuscito a fare una bellissima foto alla torta. Prima di vomitarci sopra.

***

Li sposai io stesso, tanti anni fa. Smisi di sezionare le rane (il procedimento galvanico è terribilmente noioso, sapete?) e iniziai a studiare teologia, proprio per celebrare matrimoni nel mio paese e per iniziare a credere in qualcosa di superiore, dopo il ritiro di Grobbelaar. Ma smisi presto, quando le ragazze da impalmare finirono e dovetti cominciare a sposarmi quelle dei paesi accanto. Ovviamente dopo aver terminato anche tutti i buoi locali, come insegna il famoso detto. Ripresi qualche anno dopo, sotto falso nome e dopo essermi fatto crescere una bella barba su tutto il corpo. Ero irriconoscibile, anche per i parenti più stretti, mogli comprese. Non riuscivo a farla solo ai buoi.

[2/continua]

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35 Responses to L’amore ha i tempi del colera/2

  1. elisa says:

    foto spettacolare, altro che maschera al cetriolo.

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  2. Emanuele says:

    Schizzo DI Elvira Gerardi? E’ un lapsus e volevate dire “SU”? Oppure Elvira è della parrocchia di quelle che piacciono a Marrazzo?

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  3. elisa says:

    Il femminismo è sempre stato solo una bieca copertura per l’amore saffico.
    Povere loro.

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  4. elisa says:

    Eh Cetriolo, non è mai abbastanza.

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  5. Ci tengo a sottolineare che ai matrimoni sono i/le testimoni ad essere i/le più attraenti (e non lo dico per aver fatto il testimone già 4 volte, senza essermi mai sposato)…

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    • Sciuscia says:

      Ai matrimoni non è attraente nessuno, salvo avere invitate che abbiano un NOTEVOLE gusto e una NOTEVOLE originalità nel vestire.

      Diversamente, uno stuolo di bamboline tirate e tutte uguali che, sia detto come complimento, sono molto più attraente la mattina dopo quando vanno in ufficio.

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  6. ecomostro says:

    A proposito, per la prossima tranche de “L’amore ha i tempi del colera” mi raccomando di leggere l’articolo “Il Matrimonio In Una Società Femminista” e di ispirarvi anche alle sue preziosissime raccomandazioni (link: http://saigon2k.altervista.org/2011/07/il-matrimonio-in-una-societa-femminista ).
    Iddio vi benedica del bene che fate ad informare chi è ancora in tempo per scampare all’errore più madornale e irreparabile della propria vita! santi subito!

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  7. ecomostro says:

    P.S.: Al prossimo articolo sul matrimonio consiglio anche di linkare il video pedagogico-videoludico “Non salvate la principessa!”:
    http://www.youtube.com/watch?v=wMrtGifNBo4
    xD

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  8. Officiate, officiate pure.
    La foto è uno spettacolo, cazzo.

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  9. Aakamaru says:

    Luoghi comuni, banalità, un grande ammasso di tristezza per uomini depressi o delusi dall’amore. Non prendetevela con il mondo intero se la vostra scelta si è rivelata sbagliata. Sparatevi davvero nei coglioni con un canne mozze e smettetela, vi prego, di non rendervi ridicoli con commenti atti a screditare ciò che non vi aggrada. Triste. E’ così che trovo questo testo ed i vostri commenti. Tristi.

    Hot debate. What do you think? Thumb up 2 Thumb down 6

    • borges says:

      Grazie, le faremo sapere.

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    • eddì says:

      fammi capire: screditare ciò che non aggrada è triste e ridicolo.
      forte!
      soprattutto per uno che sta screditando ciò che non gli aggrada.

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    • Kra says:

      Aakamaru: volevo sapere se i nostri commenti contemplino, tra quelli fatti di “luoghi comuni, banali e tristi di uomini depressi o delusi dall’amore”, anche il tuo.
      Grazie. Inoltre specifico che credo nell’amore, per questo credo che il matrimonio sia una stronzata per perdenti.

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    • elisa says:

      Essere definiti tristi da uno che si firma col nome di un cartone mette davvero tristezza, al mondo animato, intendo.

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  10. Cetriolo says:

    Spero non stesse dicendo a me, io sono solo un vegetale.

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  11. Emanuele says:

    Che palle ‘sti buonisti moralisti… non capiscono che si può sghignazzare ferocemente con tutto e tutti, su tutto e su tutti, senza essere minimamente d’accordo con ciò per cui si sghignazza.

    A me per esempio fanno ammazzare dalle risate le barzellette sulla pedofilia, ma non mi piacciono i ragazzini. Preferisco le liceali giapponesi legate.

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  12. nipiol says:

    Smettetela di NON rendervi ridicoli ha detto. Se vi rendete ridicoli fate ridere. Se vi rendete ricoli siete svizzeri.

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  13. abbuciodecane says:

    è valsa la pena rendersi ridicoli e umiliarsi a tal punto. bravi tutti. (slegatevi, volate alto).

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    • Kra says:

      (faccina intontita) cosa intendi?

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      • abbuciodecane says:

        mi riferivo alle recenti campagne pubblicitarie per i mba. gente che si proclama superiore a certe cose, certe lobby del web, certi premi, non mette in campo ingegneri del marketing pubblicitario per vincere uno squallido premio fariseo. (figuriamoci per rischiare di perderlo). Queste settimane di 5 post a settimana anche a costo di farli un po’ dimmerda, queste settimane di sfottò infantile e continuativo a spinoza.it, in nome di infime voglie di rivalsa su gente che sta avendo più successo mondano (e immondo) di voi, tutto ciò è un po’ brutto. molto umano, ma molto poco artistico. e gli ultimissimi rosicamenti più o meno dichiarati sui blog personali, insistono su questa meravigliosa tendenza anti-dignitosa a prescindere. sappiamo che in questi tempi è difficile mantenersi praticamente fedeli ad una teoria, ma farne di ciò un vanto mi sembra eccessivo. dunque l’amorevole consiglio è di lasciarvi alle spalle questa figur’e'mmerd, iniziare a creare per creare e non per voler spadroneggiare, e se pensate di essere superiori a spinoza (e lo potreste essere, se vi concentraste e non cercaste la vostra personalità nei fan di facebook) esserlo veramente. (e.g.: il superiore tendenzialmente non pubblica ogni giorno il post dell’altro dicendo “gente, guardate che brutto questo post”.)
        vi aspettiamo con calma e con fiducia. e con la consapevolezza di essere tutti fratelli nella massima “eio negro dentro”.

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        • orio says:

          Ciao abbuciodecane, dici innumerevoli inesattezze. La maggior parte non mi interessa, ti rispondo solo a questa, l’unica critica “artistica”:
          “Queste settimane di 5 post a settimana anche a costo di farli un po’ dimmerda”.
          Non so a cosa ti riferisci, basta sfogliare un attimo il blog per notare che quasi mai ci allontaniamo dai 2 post a settimana. Tra l’altro si tratta spesso, ultimamente, di post elaborati e complessi, non della solita raccolta di battute secche. Il post che stai commentando ad esempio. Questa tendenza sperimentale è senza dubbio impopolare sebbene le cose pubblicate siano di ottima qualità.

          Potrei ribattere anche alle altre osservazioni che fai, ma si tratta per lo più di processo alle intenzioni, quando sono sicuro, in base a quanto ho scritto sopra, che tu questo blog in realtà non lo leggi.
          Stammi bene,
          orio

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        • gabbbbro says:

          Bisognerà dire agli ingegneri del marketing pubblicitario che abbiamo messo in campo di restituirci i quattrini.

          UM, Un blog amato dai dietrologi.

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  14. Fed-ex says:

    UM, un blog a cui chiunque si sente in diritto di dare lezioni.

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    • emanuela says:

      peccato non fosse una categoria in concorso!

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    • Mu Ho says:

      UM, un blog molto umano ma poco artistico
      UM, un blog che non è fedele a una teoria, e se ne fa pure vanto
      UM, un blog che piace agli ingegneri del marketing pubblicitario
      UM, un blog con tendenze anti-dignitose. A prescindere.
      UM, un blog che si proclama superiore a certe cose.
      UM, presto anche in vendita come app per Ipad e Iphone

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  15. Manuel says:

    Germano Mosconi commenta i risultati dei mba:
    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ZRs3y4VKFyw#!

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