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Author Archives: umoremaligno
Tutte le notizie che vi siete persi mentre cercavate il punto G

Lei è al punto Ahhhh
Brindisi, babbuino fugge dallo zoo e si ferma in un bar a fare colazione. “Dino, dammi un brindisino”
Ottantenne muore dopo una notte di sesso con tre ragazze, viagra e coca. Ancora incerte le cause.
“Contrastare le aberrazioni costituite dal turismo sessuale e dallo sfruttamento dei deboli per trapianto di organi” ha dichiarato il Papa bloccando le uscite dal Vaticano.
Disabile in carrozzella tenta di rapinare un negozio di verdure con un coltello. “Venti euro o te le faccio alla julienne!”
Berlusconi-Lario, incontro e intesa sul divorzio. Decisiva la clausola Seedorf.
“Grillo è violento e forcaiolo”. Durissimo attacco del fascista pezzo di merda Maroni dopo che Grillo s’era limitato a parlare di “Norimberga per i politici” e “processi fatti dal popolo”.
Svizzera, creata la macchina per ordinare il caffè dal computer. La chat di Skype.
Capo: (coffee)
Segretaria: (bow)
Mi piacciono sempre molto i Google Doodle. Per esempio: quello della cerniera zip che si apre al passaggio del mouse. Trovo lodevole voler ricordare il suo inventore, Gideon Sundback, il primo uomo a cercare un rimedio per l’eiaculazione precoce.
“Odio il finto moralismo” dichiara Belen dopo la quinta vaginoplastica.
“Se hai voglia di fare qualcosa devi farla”, continua la showgirl mentre prova anche la bottiglia di Coca da due litri.
Ci sta.
Yvonne Hopf: vinse 5 medaglie d’oro alle paraolimpiadi di Atlanta ’96, ma non era veramente cieca. Si è scoperto che in seguito è riuscita ad ottenere la patente di guida. Quindi forse non era neanche una donna.
Ritrovata a Palermo Lauretta Mansueto, scomparsa a Milano. La donna, in stato confusionale, pare abbia accennato a qualcosa circa una cassa ed un prestigiatore.
Monito di Napolitano per il 25 Aprile: “Chist’è ‘o paese d”o sole, chist’è ‘o paese d”o mare, chist’è ‘o paese addò tutt’ ‘e pparole, sò doce o sò amare, sò sempe parole d’ammore”.
L’azienda che produce il kalashnikov in amministrazione controllata e sull’orlo del fallimento. Complimenti pacifisti, avete messo sul lastrico decine di famiglie.
Patto anti-crisi tra Roma e Berlino. Ora non resta che coinvolgere Tokyo.
Nelle scuole tedesche si studierà il Mein Kampf. Durante l’ora di religione.
Milano, violentata dopo aver portato i figli a scuola. Che quindi hanno un alibi.
Vanessa Scialfa, la ragazza trovata morta a Enna, è stata gettata da un cavalcavia. Ma io continuo a preferire le pietre.
Dopo una serata a base di droga e alcool ha ucciso la ragazza col cavo della tv, poi l’ha buttata giù dal cavalcavia. E tutto perché lei lo aveva chiamato col nome dell’ex. Figuriamoci se avesse fatto qualche riferimento alle dimensioni.
Lieve malore per la moglie di Monti. Allora in qualche modo arrivano.
“Piedi per terra e sguardo verso l’alto”: così Perugia ricorda Peppe D’Avanzo, quando lo trovarono morto.
Africa: bombe sui cristiani durante la messa. Poi dicono che non le fanno intelligenti.
Torna da Medjugorie, inciampa e muore. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe morta così, la Madonna.
“Esco”
Roma, 22 giugno 1983: Emanuela Orlandi sparì in circostanze misteriose all’età di quindici anni. Il caso divenne presto uno dei più oscuri della storia italiana coinvolgendo lo Stato Vaticano, lo Stato Italiano, l’Istituto per le Opere di Religione (IOR), la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano, la Juventus di Platini.
Domenica 3 luglio 1983 il Papa di allora, Giovanni Paolo II, durante l’Angelus, rivolse un appello ai responsabili della scomparsa di Emanuela Orlandi. “Se non la liberate sarò costretto a fare rapporto a Gesù”.
L’8 luglio 1983 un uomo con inflessione mediorientale telefonò a una compagna di classe di Emanuela, dicendo che la ragazza era nelle loro mani. E che era alta venti centimetri.
Il 17 luglio venne fatto ritrovare un nastro, in cui si confermava la richiesta di scambio con Alì Ağca. Ağca, astuto, rifiutò.
Dopo oltre vent’anni di silenzio, una serie di telefonate pervenute alla redazione di “Chi l’ha visto?” hanno convinto la procura di Roma a riaprire il caso, secondo tre filoni d’inchiesta:
Banda della Magliana: il boss Enrico De Pedis avrebbe ordinato il rapimento di Orlandi per fare pressione sul Vaticano e riottenere i venti miliardi investiti nella fallimentare operazione IOR/Banco Ambrosiano, la collezione “Almanacco di Topolino 1970-1980” e un pacchetto di Merit dimenticato a casa del cardinale Marcinkus.
Lupi Grigi: secondo Alì Ağca il sequestro, la cui vittima si troverebbe tuttora rinchiusa e sedata in una clinica svizzera, sarebbe stato organizzato per distogliere l’attenzione dalla pista bulgara che portava agli attentatori di Giovanni Paolo II. L’iniziale entusiasmo degli inquirenti si è affievolito quando Ağca ha indicato come mandante dell’operazione Zorg il Cornuto, potentissimo governatore del pianeta Klingon.
Mostri Haniwa: il rapimento sarebbe stato commissionato dalla regina Himika, gelosa dell’interessamento di Hiroshi per la giovane Emanuela. Questa rimane ad oggi l’ipotesi più credibile.
Dopo una serie di telefonate non attendibili, arrivò agli Orlandi una chiamata da parte di un tale Pierluigi il quale raccontò che la sua fidanzata aveva incontrato a Campo de’ Fiori due ragazze, una delle quali vendeva cosmetici, aveva con sé un flauto e diceva di chiamarsi Barbara. “Pierluigi” riferì anche che “Barbara”, all’invito di suonare il flauto, si sarebbe rifiutata a causa della vergogna che provava nell’indossare gli occhiali. Eh, che dire: decisamente una telefonata attendibile .
Tra le teorie più accreditate sulla sparizione di Emanuela Orlandi c’è quella del rapimento da parte di un gruppo di sceneggiatori italiani caduti in depressione per il successo di “Sentieri”. Il piano prevedeva, oltre al rapimento, il depistaggio tramite un copione da recapitare a tutte le nascenti TV private. Emanuela Orlandi sarebbe stata rapita dalla Banda della Magliana che aveva perso una mano di tressette con Giulio Andreotti, Licio Gelli, Toto Riina, Paul Marcinkus e un giovane Silvio Berlusconi. Diedero l’incarico al cameriere turco, tale Ali Ağca, senza sapere che fosse un infiltrato dei servizi segreti turchi, che avevano infiltrato i servizi segreti bulgari, che avevano infiltrato i servizi segreti italiani, già infiltrati da quelli americani, che dirigevano quelli turchi. Vi sembra una cazzata? Solo perché non avete letto la pagina di Wikipedia sulla sparizione di Emanuela Orlandi.
Dopo una serie di telefonate non attendibili arrivò agli Orlandi una chiamata da parte di un uomo, il quale raccontò che la sua fidanzata aveva incontrato a Campo de’ Fiori due ragazze, una delle quali vendeva cosmetici, aveva con sé un flauto e diceva di chiamarsi Barbara. “Pierluigi” riferì anche che “Barbara”, all’invito di suonare il flauto, si sarebbe rifiutata a causa della vergogna che provava nell’indossare gli occhiali. Nonostante la telefonata sia stata giudicata attendibile dagli inquirenti, ancora oggi nulla si sa della Orlandi. In compenso pare che Barbara abbia scoperto le lenti a contatto. E suoni il flauto. In quel senso.
Il 20 novembre 1984, il movimento nazionalista turco dei Lupi Grigi emise un comunicato con il quale dichiarava di custodire Emanuela Orlandi e Mirella Gregori nelle proprie mani. Questa pista, tuttavia, è stata sconfessata dall’ex ufficiale della Stasi Günter Bohnsack, il quale ha dichiarato che i Lupi Grigi in quel periodo stavano vivendo un momento di tensione interna, a causa dei continui conflitti con il gruppo fondamentalista osseto dei Maialini Rosa Pallido, il che li aveva spinti a fingere il rapimento delle due ragazze italiane. I Maialini Rosa Pallido, dal canto loro, risposero alla provocazione organizzando il rapimento di un gruppo di nani da giardino napoletani, che vennero liberati solo grazie all’intervento di un intermediario della camorra, nipote di un boss del casertano, tale Tigre di Mompracem. Ulteriori particolari di questa vicenda sono stati raccontati da Roberto Saviano in un recente articolo comparso su la Repubblica, con il quale il giornalista denuncia le infiltrazioni della camorra nelle fiabe dei fratelli Grimm.
Dopo una serie di telefonate non attendibili, arrivò agli Orlandi una chiamata da parte di un tale Pierluigi il quale raccontò che la sua fidanzata aveva incontrato a Campo de’ Fiori due ragazze, una delle quali vendeva cosmetici, aveva con sé un flauto e diceva di chiamarsi Barbara. “Pierluigi” riferì anche che “Barbara”, all’invito di suonare il flauto, si sarebbe rifiutata a causa della vergogna che provava nell’indossare gli occhiali. La telefonata fu riascoltata al contrario e si scoprì che Barbara aveva suonato gli occhiali di Pierluigi anche se lui avrebbe preferito il flauto. Che non era Campo de’ Fiori, ma “Da Luana e mejo fiche de Roma”. E non era una telefonata ma il primo sms sperimentale a voce.
Le indagini delle forze dell’ordine non tralasciarono nessuna pista. Si andò dai presunti collegamenti con lo “scandalo IOR ed il caso Calvi” a quelli con “la Banda della Magliana” o “l’attentato a Giovanni Paolo II” per finire a quelli con “L’Inter vince e stacca la Juve di tre punti”. Pista quest’ultima subito abbandonata a seguito della sconfitta con la Fiorentina.
Secondo il giornalista Pino Nicotri la Orlandi sarebbe morta il giorno stesso della scomparsa, durante un incontro con una persona molto in alto nella gerarchia vaticana. Piero Angela.
Alle telefonate precedenti ne seguì un’altra, anch’essa ritenuta attendibile dagli inquirenti. Era di un tale Piercarmine il quale raccontò che la sua cognata aveva incontrato a Mirabilandia due ragazze, una delle quali suonava la tromba col culo e intanto faceva “proooot” con la bocca e diceva di chiamarsi Pierpamela. Piercarmine riferì che Pierpamela gli aveva fatto un pompino incredibile nei cessi, quelli accanto all’ingresso del PAM sotto casa sua, e che anche dopo averle riempito di SBORRA la bocca lei ne voleva ancora e diceva che lui, Piercarmine, aveva un pisello enorme che mai ne aveva visto uno simile. I familiari riattaccarono quasi subito.
Il 25 giugno, dopo una serie di telefonate non attendibili, arrivò agli Orlandi una chiamata da parte di un uomo che diceva di chiamarsi Pierluigi e di stare tranquilli: “Emanuela la ritrovate di sicuro”.
La Orlandi fu attirata in trappola con la promessa di un impiego come presentatrice Avon. Quindi meritava di morire.
Nata nel 1968, diventata celebre, scomparsa, sempre sul punto di riapparire, Emanuela Orlandi è riuscita a ripercorrere perfettamente le orme della sua coetanea Sabrina Salerno.
E’ molto probabile che Emanuela Orlandi sia solo la vittima di una serie di trame molto più in alto di lei. Tuttavia, come provare pietà per una cittadina dello Stato Vaticano?
Non capisco tanto penare per ritrovarla: era solo una mostruosa culona.
Sono passati ventinove anni da quando l’allora quindicenne Emanuela è sparita. Le opinioni riguardo la sua sorte sono alquanto variegate. C’è chi ritiene sia stata uccisa, chi pensa si tratti di un rapimento, chi crede ad una fuga, chi ipotizza un collegamento col caso Calvi, chi ha ormai perso ogni speranza e chi ancora confida, dopo una lunga attesa, che possa improvvisamente riapparire e gridare “liberi tutti!”
Era il 22 Giugno 1983. Appena sveglio, accesi il televisore. “È scomparsa Emanuela Orlandi, quindici anni, alta un metro e sessanta. Capelli lunghi, neri e lisci, indossava pantaloni jeans, camicia bianca e scarpe da ginnastica”. Leggermente eccitato, raggiunsi mia madre in cucina e le chiesi se la sera prima fossi rientrato a casa sbronzo. Il caffè bolliva emanando odore di bruciato. Mamma maneggiava un bicchiere vuoto tenendo gli occhi fissi sulla parete bianca. Non mi fu di grande aiuto. Mi sedetti a fissare la stessa parete cercando di schiarire i miei ricordi. Mentre pedalavo lungo via della Conciliazione fui attratto da una ragazza che corrispondeva alla descrizione dell’annuncio. Le suonai il campanello, potevano essere le due e mezza. Sorrise. Frenai con i piedi, mi girai. Lei smise di parlare con le amiche, abbandonò la sua birra e la borsetta, si accomodò sul telaio. Preso da un furore dionisiaco pedalai per Campo de’ Fiori, poi Trastevere, fino a casa mia. “Vuoi salire?”. “No, domattina alle nove messa e coro”. Strofinava le dita intorno a un piccolo crocefisso in legno. “Ma è questa la vita che vuoi? Resta con me, spariremo con la mia Cinquecento, ce ne andremo per le campagne e basteremo a noi stessi. Vaffanculo a tutti, anche a Lui”. Mi guardò pensierosa, sorrise, mi strinse la mano e non la lascio più. Santo Alcol. Oggi, 6 gennaio 1994, caro Diario, stringo forte la mano di questa Ylenia Carrisi. Io ed Emanuela abbiamo litigato, lei è ghiacciata e distesa sotto il mio letto da un po’ di anni ormai. Non mi parla più. Voglio che mia madre conosca questa ragazza bionda e solare, forse lei può estirpare il male che vive in me. Leggo di servizi segreti, banda della Magliana, IOR, conventi in Arizona e tante, troppe strane teorie sulla sparizione di questi due angeli. La verità è fin troppo semplice, invece. Ma è inutile cercare, non ci troveranno mai. Affido questa pagina del mio Diario a una bottiglia ed al fluire della corrente, con la speranza che sia fatta finalmente chiarezza. E che qualcuno tinteggi quella cazzo di parete bianca nella mia cucina.
Vi vogliamo bene,
M, Y e (niente, non vuole firmare)
[Autori: Alì Ağca, Corrado Augias, Federica Sciarelli, Cardinale Paul Marcinkus, Servizi segreti bulgari]
Tutte le notizie che verranno presto tassate per dare la possibilità ai partiti di non cadere nelle mani delle lobby.

N.B. – Tutte le battute sotto riportate avrebbero potuto chiudersi con: “Era solo una gara di burlesque”.
Italia: dall’inizio dell’anno morti in servizio 265 lavoratori più Piermario Morosini.
Morosini ucciso da un difetto genetico: i vigili urbani.
In 10mila al funerale di Morosini: “Siamo qui per dirti grazie”. Firmato: mogli che per una volta sono uscite di domenica.
Crisi, è emergenza suicidi. Non sono abbastanza.
Casini, Rutelli e Fini insieme per un nuovo grande soggetto politico. La DC.
Grillo vola nei sondaggi e fa paura. A qualsiasi persona dotata di media intelligenza.
Berlusconi in aula: “Erano solo gare di burlesque a chi era più puttana”.
“Senza finanziamento pubblico politica in mano alle lobby” ha ammonito il genero di Caltagirone.
Vince concorso di calligrafia senza mani. Tutta l’America, commossa, applaude.
“Hillary Clinton scatenata balla musica cubana” è la notizia del giorno. Come se non aveste mai visto una moglie frustrata in calore alla ricerca di purulenti cazzi meticci durante una serata latinoamericana.
Allarme internazionale: i laghi africani stanno scomparendo. Io proverei a cercare nelle anomali pance di quei bambini.
Carla Bruni in piazza per la campagna elettorale di Sarkozy. Una decina d’anni fa, ne sarebbe anche valsa la pena.
- Liberata Maria Sandra Mariani.
– Chi?!?
– Vabbè, Rossella Urru.
Tredicenne napoletana tenta il suicidio da una scalinata in centro. “Hop!”, niente. “Hop!”, niente. “Hop!”, niente.
Entra in casa di un uomo e lo costringe al sesso orale. Alla fine i sensi hanno avuto la meglio sulla Bindi.
“Via il marcio, ma guai a demonizzare i partiti” ha ammonito Napolitano, ex PCI, ex DS, ex PD.
Uno studio americano dimostra un forte legame tra ansia ed elevati livelli di intelligenza. Sappiamo che questo non vi crea alcuna preoccupazione.
Franca Rame colpita da Ictus. La famiglia tranquillizza: “Ma se è suo marito da anni!”.
Agrigento, un uomo di 73 anni è morto dopo essere stato aggredito da due cani. L’uomo all’arrivo dell’ambulanza era ancora vivo e sarebbe anche riuscito a pronunciare qualche parola: “Niente sacciu”. Inutile la corsa verso l’ospedale Barone Lombardo di Canicattì, ma questo vale per chiunque.
L’uomo era un camionista e si recava nel suo appezzamento di terreno nei fine settimane per coltivare la sua passione: gettare petardi ai cani per testarne l’aggressività.
Per conseguire il distacco emotivo necessario per compiere le sue stragi, Breivik ha praticato per anni una particolare forma di meditazione giapponese. Il karaoke.
Breivik in aula: “Non riconosco questa corte”. Uno inizia così e vent’anni dopo si ritrova a fare l’opinionista per Repubblica.
“Volevo decapitare l’ex primo ministro, mentre leggevo un proclama e filmavo la scena” ha dichiarato Breivik all’esame di giocoleria.
“Dovevano morire tutti”: questo il delirante piano della BCE.
Dormi sepolto
Ci piace ricordarlo così.
“Kill your idols”. Lo faremmo anche, se non ci avessero già pensato da soli. Quindi non ci resta che scavare come tombaroli per uno sputo finale. Ciao Fabrizio. Ah, quelle cinquemila lire per stavolta ce le teniamo noi.
A me Fabrizio De André piace moltissimo. Attualmente.
Cantautore di simpatie anarchiche, libertarie e pacifiste. Come tutti i miliardari.
È stato anche uno degli artisti che ha maggiormente valorizzato la lingua ligure; ha esplorato inoltre, in misura minore, il gallurese, il napoletano e il dialetto di Paperopoli.
De André è rimasto nel cuore di milioni di persone ed è molto apprezzato dalla sinistra italiana anche se amava le prostitute e si circondava di poco di buono. Allora tutto il problema è che ad Arcore non c’è il mare?
Anarchico, libertario e pacifista, De André ha saputo raccogliere in sé così tante anime da stare sul cazzo a tutti.
Ha saputo fondere sonorità mediterranee, folklore italiano, chansonnier francesi, ballate medievali dando vita ad un’originale ed irripetibile miscela musicale in grado di scassare i coglioni a chiunque.
De André, sicuramente uno dei più grandi rappresentanti della canzone italiana, una bandiera da sventolare per urlare al mondo: “Ehi, ascoltate che meraviglia la nostra musica!”, grazie a famosissimi pezzi quali “Suzanne” (traduzione di un pezzo di Leonard Cohen), “Il gorilla” (traduzione di un pezzo di George Brassens) e “Geordie” (traduzione di un pezzo di Gabry Ponte).
Conoscere la musica di De André è imprescindibile per chiunque sia sufficientemente sensibile da non voler sfigurare conversando a un cocktail party.
Nella società italiana del dopoguerra scelse di sottolineare i tratti nobili ed universali degli emarginati, affrancandoli dal ghetto degli indesiderabili e mettendo a confronto la loro dolorosa realtà umana con la cattiva coscienza dei loro accusatori. Dalla sua villa di Tempio Pausania.
Nel 1979 Fabrizio De André fu rapito insieme alla moglie Dori Ghezzi. I due furono liberati dietro un riscatto di 550 milioni e la promessa di non incidere nuove canzoni.
Inizialmente i rapitori temettero di aver sbagliato bersaglio. “Ehi, ma Wess non è negro?”
L’estenuante ricerca di testi raffinati, il rifiuto dell’omologazione, l’ossessivo desiderio di non cadere in vecchi cliché. Tutti rimpiangono De André quando sentono canzoni con rime stucchevoli ed abusate alla “Sole, cuore, amore”. Mica come Bocca di rosa, che metteva l’amore sopra ogni cosa. Mica come vorrei dirti, ora, le stesse cose, ma come fan presto, amore, ad appassire le rose. Immagino che belli devono essere stati i dialoghi tra lui e Dori Ghezzi tra una scopata e l’altra: “Rosa.” “Cosa?” “Rosa.” “Cosa?”
Il suo primogenito ha intrapreso un autonomo ed autorevole percorso musicale, ed oggi è l’apprezzato e stimato Figlio di De André.
Eppure Cristiano ce l’ha messa tutta per affrancarsi dall’ingombrante eredità paterna, come dimostra Il recente tour “De André canta De André”.
Tutti abbiamo qualcosa da imparare da una persona straordinaria come Fabrizio De André. La sensibilità del poeta, l’estro dell’artista, la nobiltà d’animo di un uomo speciale. Tutti quegli elementi che lo portavano a picchiare la moglie, uscire per sbronzarsi e tornare a casa in compagnia di una puttana per scoparla in salotto. ”Cosa?” ”Cosa?” ”Hai detto rosa?” Tutti abbiamo qualcosa da imparare da una persona straordinaria come Fabrizio De André.
Era timido e terrorizzato dal palcoscenico: prima di ogni concerto doveva bere parecchio whisky. Invece Dori Ghezzi era molto sbadata: prima di ogni concerto doveva sbattere contro uno spigolo.
A riguardo di quello che è forse il suo album più controverso, “Storia di un impiegato”, De André rimpiangeva di “aver fatto alla gente quello che mai avrei voluto”. Romperle il cazzo.
Considerando l’attuale scena musicale relativa al nostro paese, monopolizzata da neomelodici napoletani, rockers da bocciofila e giovani interpreti che vengono dalla tv scimmiottando malamente le voci d’oltreoceano, il ricordo di De André è indispensabile per renderceli più sopportabili.
È famosa la storia secondo la quale sputava letteralmente in faccia alle prime file dei suoi concerti che lo salutavano col pugno sinistro chiuso. Un precursore del PD, senza dubbio.
Nell’agosto 1998, durante la tournée del suo ultimo album Anime salve, la svolta della sua carriera: il carcinoma polmonare.
La grande popolarità e l’alto livello artistico del suo canzoniere hanno spinto alcune istituzioni a dedicargli vie, piazze, parchi, biblioteche, scuole e il panino Camogli.
Cosa ci lascia De André? Canzoni che raccontano di emarginati, un volto triste accanto ad una chitarra, un figlio incapace.
Ho conosciuto De André quando avevo 15 anni. Lui ne aveva già di più. Ero nel residence dove passavo tutte le estati, e lui alloggiava lì perché aveva un concerto in zona. Una notte eravamo nei pressi della piscina quando, sul tardi, li vedemmo scendere: lui e Dori. C’era una lunga discesa che portava alla vasca e per un paio di minuti restammo tutti col fiato sospeso. Erano giorni che non si parlava d’altro nel villaggio, ma nessuno ancora l’aveva visto di persona. Arrivarono, e tranquilli si sedettero. Un amico, più grande di me e con tendenze mao-suicide, non resistette. Era un idolo e l’occasione era irripetibile. Dopo dieci minuti eravamo tutti intorno a loro due, che non lesinarono l’offerta di alcool e canne. Mentre il mio amico continuava a parlare di questioni politiche e schieramenti e giustizia e comunismo – tutte cose a quel tempo totalmente prive di interesse per me – loro bevevano e fumavano, fumavano e bevevano. Dopo due ore circa, mentre limonavo con la ragazzina di turno, iniziammo a sentire delle urla. Io, che nel frattempo mi ero fracassato le palle di fantasie vetero-comuniste e tornavo in zona solo per bere e fare qualche tiro di canna, mi avvicinai. E li conobbi. Strafatti.
“Sei una testa di cazzo!”
“Tu sei una troia!”
“Fallito ubriacone del cazzo!”
“Non sei buona neanche per fare un pompino!”
“Coglione!”
“Puttana!”
“Vaffanculo!”
“Affanculo vacci tu!”
Vive dentro me, indimenticabile, il ricordo del loro amore.
E la debole realtà dei miti.
Autori: [Pubblico adorante, Canzone d'autore , Genova, Sinistra indipendente]
Tutte le notizie rimaste bloccate a causa di un’autovettura della polizia municipale impropriamente parcheggiata davanti all’uscita di emergenza
Una giovane precaria si interroga angosciosamente in merito alla cronica carenza di defibrillatori sui campi sportivi italiani
“E ora facciamo politica”, ha dichiarato Maroni indossando un elmo vichingo.
Giustizia, polemiche sulla riforma Severino. Molti la giudicano monca.
È morta Miriam Mafai, “voce scomoda della sinistra italiana”.
Odio queste frasi precostruite.
Ogni volta che muore una donna di sinistra è una “voce scomoda”.
Alda Merini, “voce scomoda”.
Fernanda Pivano, “voce scomoda”.
Chissà cosa scriveranno quando morirà Giulia Innocenzi: “È morta Giulia Innocenzi, voce eccitante della sinistra italiana”?
O magari quando morirà Luisella Costamagna. ”È morta Luisella Costamagna, coscia storica della sinistra italiana”.
Rosa Russo Jervolino è una “voce scomoda”, ecco.
Moncalieri, prende 4 in matematica e si getta sotto un treno. “Il convoglio è partito alle 12.30 dalla stazione centrale, viaggia ad una velocità di 120 Km/h, per cui posso passare tranquillamente”.
Parabrezza sfondato da un fanale: muore automobilista sulla A14, salva la ragazza che viaggiava con lui. Il motivo potete immaginarlo.
Spara alla compagna dopo una lite e colpisce la figlia. Comunque tutta sua madre.
Roma, diciannovenne rompe il naso a un professore indiano al grido di “brutto straniero!” Ora è bruttissimo.
Aggressione omofoba a Reggio Calabria. Ci vogliono convincere che anche loro sono italiani.
Sesso con alunna quattordicenne, professore finisce in manette. Ok, ma poi l’hanno arrestato?
Arrestata donna fintasi malata terminale: voleva organizzare un matrimonio da sogno. Per lui.
Parroco nega la comunione a un bambino mentalmente disabile. È già a posto così
Torino, per un eccesso di Viagra muore tra le braccia dell’amante. Doveva avere delle braccia molto lunghe.
Una ricerca dell’Università dell’Illinois sostiene che la birra renda gli uomini più intelligenti. I soggetti che avevano bevuto birra sono stati in grado di risolvere il 40% in più dei problemi e in un tempo minore, 12 secondi rispetto ai 15,5 dei sobri ed ai 3767 dei calabresi.
Kabul, riprendono gli attacchi dei talebani. Zabihullah Mujahid ha duramente affermato che: “يمكنك أن تشتري الهدايا ولكن ليس بإمكانك شراء الحب”. E questo è solo l’inizio del suo discorso. Oppure la parte di mezzo, cazzo ne so.
Quella dei talebani è una vendetta, ha spiegato Mujahid: “Per le copie del Corano bruciate, per l’uccisione di diciassette civili, per quei marines che hanno urinato su un talebano morto. E per la combinazione di tutto questo, che ha evocato un grosso drago. ”
Diversi parlamentari afgani si sono uniti alle forze di sicurezza e hanno partecipato alla battaglia, scagliando i loro portaborse.
“Sono un rappresentante del popolo”, ha detto Naeem Hameedzai, deputato di Kandahar, “passo col rosso quanto cazzo mi pare!”
Le prime rassicurazioni dalle sedi diplomatiche estere sono arrivate solo nel tardo pomeriggio: “Tranquilli, hanno tutti la barba”.
I talebani hanno specificato i punti presi di mira: “Le basi della Nato, l’ambasciata britannica e quella tedesca, le grandi labbra, il viso di quelle troppo fighe, l’edificio del Parlamento afgano (per la puzza), gli hotel Serena e Kabul Star per l’assurdo costo della mezza pensione.”
Fermati due kamikaze che volevano uccidere il vicepresidente Khalili:
“Dove andate?”
“A farci saltare in aria insieme al presidente”.
“Allora non potete passare”.
“Uhm, e se invece gli portiamo una grossa torta?”
“Allora tutto regolare: prego”.
Intanto i servizi di intelligence afgani sono arrivati a risolvere solo l’enigma del disco nel cerchio vuoto: ancora nulla per il cilindro e la piramide di legno.
In un comune della Spagna per risanare il bilancio saranno coltivati sette ettari a marijuana. E poi vedrai che i conti tornano.
L’Urlo di Munch all’asta per 70 milioni di dollari. Che poi non è tutto sto gran libro








