Enlarge your penis
-
Articoli recenti
- Tutto quello che lo spacco di Belen vi ha fatto solo intravedere
- Roma 2020 (a.C.)
- Spermi indifferenti
- Snow fake (tutte le notizie sommerse dalla neve durante la scorsa settimana)
- Splat! (tutte le notizie scaraventate nel Tevere gelato durante la scorsa settimana)
- Complotto, è lei? [seconda parte]
- Tutte le notizie che vi siete persi la settim… THE BOOM!
- Complotto, è lei?
Categorie
- Afghanistan (6)
- Bambini morti (30)
- Battaglia per il PD (10)
- Best of (1)
- Bible 4 Dummies (3)
- Cronaca (56)
- Donne (17)
- Droga (7)
- Fatti bizzarri e/o ufo (4)
- Fatti della settimana (57)
- Figa (37)
- Guerra (39)
- Il Mucchio (9)
- Ladri (22)
- Lavoro (14)
- Legge (23)
- Malattia (45)
- Mature (5)
- Mercimonio (5)
- Missing (3)
- Morte (78)
- Poesia (2)
- Politica (85)
- Religione (38)
- rUmore Maligno (5)
- Classifiche (2)
- Scienza (19)
- Sesso (33)
- Spinoza (2)
- Strage (26)
- Taxi (1)
- Terzo mondo (45)
- Uncategorized (6)
- Vecchi (36)
- Vecchio west (3)
Twitter: the best of
UM è sul Mucchio
Commenti recenti
- Maria Caschetti su Complotto, è lei? [seconda parte]
- Aurora su Tutto quello che lo spacco di Belen vi ha fatto solo intravedere
- Aurora su Tutto quello che lo spacco di Belen vi ha fatto solo intravedere
- Frizzi su Tutto quello che lo spacco di Belen vi ha fatto solo intravedere
- Hank su Tutto quello che lo spacco di Belen vi ha fatto solo intravedere
Category Archive: Malattia
Subcategories: Nessuna categoria
Spermi indifferenti

Pratico ciondolo da regalare insieme alla collana di cemento, stasera al porto dopo la cenetta romantica.
La fine di una storia rappresenta sempre un brutto momento per un uomo: delusione, sogni infranti, malattie veneree come ricordo. Umore Maligno vuole affrontare dal punto di vista maschile il dramma della perdita dell’amore e le terribili conseguenze psicologiche che ne possono scaturire. Soprattutto se lei ingoiava.
La mia ragazza mi ha mollato. Mi ha detto che le conviene da un punto di vista fiscale.
La fine dei miei rapporti ha sempre coinciso con i periodi più divertenti della mia vita. Giuravo che non ci sarei caduto mai più, solo relazioni fugaci, frugali e di altri tipi dei quali mi sfugge il significato. Certo alcune cose cambiano: ad esempio, i calzini non vanno più da soli dall’angolo della camera al cassetto inspiegabilmente puliti. Un fenomeno sul quale mi sono sempre ripromesso di indagare ma che ho sempre evitato, per non rompere l’incantesimo.
È in situazioni come questa che emerge l’innata capacità organizzativa maschile. Per esempio, dopo che hai usato l’ultimo paio di calzini preso dal cassetto di una vita precedente, dai una sniffatina al mucchio e ti rendi conto che alcuni li hai cambiati con troppa fretta al primo giro. Passano al secondo.
Se sei fortunato a volte ne salvi la metà. Dopo il secondo utilizzo, essendo l’uomo un animale dall’eccellente capacità di adattamento, dai una rapida controllata agli scarti del primo giro e ti chiedi perchè mai li avevi messi da parte: sono molto più profumati dei recuperi che hai appena usato.
Ne deduci che da quando sei single i calzini sì, si lavano da soli, ma smettono di andare nel cassetto. Probabile che anche loro siano intaccati da un certo lassismo dovuto all’assenza di una figura femminile. Passa anche il terzo giro con la stessa tecnica ma i recuperi sono sempre meno e per il rotto della cuffia. Fino a che ti ritrovi davanti al giro svolta: il quarto. Il quarto giro è duro e non è da tutti.
Innanzitutto richiede una certa filosofia di base, con delle sfumature indiano-buddiste, e delle forti convinzioni. Arrivati a questo punto ci sono due tipi di persone: chi molla e mette tutto a lavare e chi tiene duro. Se tieni riparti da zero, i recuperi non sono ammessi al quarto giro: è il giro boa che ti fa capire di che pasta sei fatto.
Se non molli e riparti da zero acquisisci coscienza di una nuova realtà: “I calzini puliti sono così”, “La lavatrice utilizza detersivi altamente inquinanti”, “Devo farmi dire che deodorante usa dal marocchino sotto casa”. Il mondo muta radicalmente ed entri in un nuovo stato di coscienza. Le camicie iniziano a sporcarsi solo di rado. E non laverai mai più un maglione in vita tua.
Ricordo ancora il mio primo amore, Anselma. Venticinque anni, bionda, occhi azzurri, un culo sodo come l’impasto per la pizza. Mi lasciò dopo il terzo appuntamento, quando capì cosa volevo realmente da lei: sua figlia.
- Ti lascio perché ti…
- …”Amo”?
- No, perché ti odio e mi fai schifo.
- Ha senso.
- Basta! È finita! Ormai sembriamo due estranei!
[Le parole di quella sconosciuta mi colpirono. Chi era? E cosa ci faceva in casa mia? Mi sentii tirare la giacca da dietro]
- Devo fare la pupù.
[Oh cazzo, e questo chi è?]
- Papà, mi scappa!
[Quel piccolo essere mi ricordava qualcuno. Probabilmente l'avevo già visto, ma dove?]
- Lo senti tuo figlio? Ci vuoi pensare tu per una volta o devo fare sempre tutto io?
[Quella sconosciuta continuava a mantenere un tono estremamente astioso nei miei confronti. Presi il coraggio a due mani e lo accompagnai in bagno senza la minima idea di cosa fare]
- Occupato.
[Sbaglio o avevo appena sentito la voce di una vecchia provenire dal mio bagno?]
- C’è nonna.
[La tranquilla noncuranza nell'affermazione di quello sconosciuto metro e dieci mi fece venire una punta di vertigini. Cominciavo a pensare di essere drogato. Più del solito. E non era neppure sabato sera. O forse sì, non avevo sottomano un calendario. Decisi di capire meglio e mi rivolsi all'unica persona che in quela momento aveva un aspetto familiare]
- Mi scusi, che giorno è?
- Martedi.
- Grazie, mi sa anche dire lei chi è?
- Sono tuo padre.
[Perfetto: ora avevo parecchie informazioni in più, e soprattutto sapevo chi ero. Luke Skywalker]
- …E allora vattene, che mi fai ridere. Ma dove la trovi un’altra come me?
- L’idea è quella, troia.
Non mi sorprende che con la mia ex non abbia funzionato: volevamo entrambi avere sempre l’ultima parola su tutto. Per dire: il giorno dopo che ci eravamo lasciati mi mandò una sua foto mentre faceva un pompino a un negro. Mi ci vollero quasi due settimane per trovarne uno col cazzo più grande.
- Che fine ha fatto l’uomo dolce, tenero e caldo che amavo?
- Non so. Provo a chiamarlo, troia?
- Mi dispiace davvero per tutto il male che ti ho causato, credimi, non avrei voluto e farei di tutto per poter tornare indietro.
Cominciai col farmi restituire i trecentoquarantacinque euro e dodici centesimi.
Siamo onesti. Se la mia ex mi ha mollato è perché pur essendo un bravo ragazzo, pur avendola sempre trattata come una regina, rispettata, mai insultata, mai sodomizzata, mai obbligata all’ingoio e mai costretta a scopare con trentotto di febbre, non l’ho mai trattata di merda, mai mancato di rispetto, mai insultata, mai sodomizzata, mai obbligata all’ingoio e mai costretta a scopare con trentotto di febbre.
La fine di una relazione è sempre un momento scioccante. Hai difficoltà a respirare, a guardare la luce del sole, a rapportarti con chi ti sta intorno. Ma non ti devi preoccupare: è sempre così, quando non sei più abituato alla libertà.
La redazione di Umore Maligno in questo giorno di falso amore, immensa ipocrisia e regali riciclati vi ricorda che in fondo conta una sola cosa. L’ingoio.
Autori: Guido Guinizzelli - Cino da Pistoia - Lapo Gianni - Guido Cavalcanti
Vola come una farfalla, pungi come un’ape, trema come un dildo
In occasione del 70esimo compleanno di Muhammad Ali, Umore Maligno ha deciso di celebrare con un post il leggendario pugile che oggi combatte contro il suo avversario più difficile, il Parkinson. A dimostrazione che non ce l’abbiamo coi negri, quanto piuttosto con gli handicappati.
Muhammad Ali è stato un simbolo per un’intera generazione di afroamericani, la testimonianza vivente che qualunque nero avrebbe potuto diventare ricco se solo si fosse dedicato alla violenza.
Nel suo periodo d’oro era ritenuto imbattibile. Ma solo perché nessuno ha mai avuto l’idea di farlo combattere contro un maiale.
Il suo vero nome era Hammad ma cambiò il nome in Muhammad dopo una grassa risata.
Sì, il mio stile era molto particolare. Giravo attorno agli avversari, velocemente, molto velocemente, così tanto da sparire alla loro vista e vedere invecchiare mio fratello gemello a bordo ring.
Usavo provocare l’avversario, per costringerlo a scoprirsi:
- Hai una dichiarazione dei redditi davvero ridicola.
- Eh?
- Ti sembra una dentatura sana, quella?
- Cazzo dici?
- Scommetto che non sai fare lo spelling di “Depardieu”.
Li confondevo. Era a quel punto che sferravo il mio famoso jab e mandavo al tappeto anche gente più grossa di me e vedere dei negri ai tuoi piedi… non so come dire… insomma non è che i bianchi siano poi così coglioni”.
L’immagine del campione del mondo che domina Liston al tappeto è divenuta una icona pop della nostra epoca e di ogni comunità omosessuale.
Quando rifiutò di arruolarsi per il Vietnam, una giuria di soli bianchi lo condannò a cinque anni di reclusione ed alla pena accessoria dell’uso quotidiano della doccia.
Un segnale dell’evidente declino di Ali fu la vittoria unanime ai punti contro Alfredo Evangelista, un pugile così poco dotato che in breve tempo sarebbe diventato noto con un nuovo nome: Linda.
Alle Olmpiadi di Atlanta 1996, Muhammad Ali sorprende e commuove il mondo intero accendendo…accendendo…accendendo…accendendo la fiamma che inaugurava i giochi.
Tziganata
DISCLAIMER: la Redazione di Umore Maligno si scusa preventivamente per avere trattato in maniera becera e semplicistica un tema delicato come quello del nomadismo. Avremmo voluto proporre un pezzo approfondito, equilibrato e scevro da pregiudizi e luoghi comuni. Purtroppo ce l’hanno rubato.
“Un euro, un euro per mangiare”
La parola italiana zingaro deriva dal greco Atzinganoi e cioè: “Ho due figli piccoli, non ho soldi per sfamare, volere tu aiutare?”
Secondo altri studiosi il termine significherebbe ”intoccabili”, come chiaramente raccomandato dai vivaci colori della pelle.
Oltre alla famiglia estesa, presso i rom esiste la kumpánia, cioè l’insieme di più famiglie non necessariamente unite fra loro da legami di parentela, che si ritrovano spesso in grandi feste (kàciàra).
Parlare di “zingari” è discriminatorio ma, soprattutto, impreciso. Bisogna sempre specificare “di merda”.
Il pregiudizio sui nomadi è spesso infondato e basato su sciocche superstizioni popolari veicolate da chi non ne ha mai conosciuto uno. Ad esempio, posso raccontarvi di un mio vecchio compagno di calcio, Dejan: un ragazzo straordinario, buono, generoso. Mi sembra di vederlo ora, mentre va a riscuotere dal mister il peluche per aver fatto gol.
Una volta una zingara mi lesse la mano per predirmi il futuro. Non ci crederete, ma ci azzeccò. Disse: “Un giorno racconterai che una zingara ti ha letto la mano”.
E non mi si venga a dire che non sono degli impiccioni incredibili: ma che cazzo te ne frega di cosa ho buttato nel cassonetto?
Non sono d’accordo con queste critiche, a mio giudizio gli zingari sono persone serie e responsabili. Per esempio, avete mai visto un Rom timbrare il biglietto dell’autobus? Sarà pure gente che non ha un lavoro ma, per dovere civico, continua a fare l’abbonamento.
“Eddài, un euro, cazzo ti costa, dai!”
A questo punto, visto che tutti piangono perché sono poveri e non hanno lavoro, sfruttiamo questa loro predisposizione naturale e facciamone dei supervisori alla raccolta differenziata. Così li sbolognamo tutti al nord, fra l’altro.
Che poi secondo me non si tratta né di pregiudizio, né di intolleranza razziale. È la lingua che ci frega. Ammettiamolo, i Rom non ci stanno sulle palle perché rubano, puzzano o vanno in giro con quei cazzo di carrellini della spesa che usava mia nonna (poi un giorno è sparito nel nulla). No, ci infastidiscono perché fra loro urlano dei versi incomprensibili e, quando si rivolgono a noi, ci fanno scendere il latte alle ginocchia parlando come mongoloidi. Ecco, diciamolo con chiarezza: noi non odiamo gli zingari. Odiamo i mongoloidi.
Comunque sarebbe sciocco sottovalutare la profondità della cultura e delle tradizioni Rom. Sicuramente la musica gitana è una delle massime espressioni di queste. C’è questo pezzo che va tantissimo, lo conoscono tutti:
“Soooooono una faaamilia poooveraaaa/seeeeeenza casa, seeeenza lavoro/aaiiuuutatemi per favoore…”
Ok, scherzavo, era solo una mendicante. Però un po’ se lo meritano di esser prese per il culo. Davvero credi che facendomi saltare i nervi con una cantilena irritante mi convincerai a darti i miei spicci? Auguroni. Ci credo che rubate, siete incapaci di vendere.
Come quelli con quei cazzo di violini e fisarmoniche. Porca vacca quanto li odio! A parte che salgono sull’autobus e parte il ritornello “Buongiorno tutti, scusatemi per disturbo, buona giornata, buon lavoro, buona pasqua, buon natale, buon” HOCAPITOCAZZO!
Senti, non sai suonare quel dannato strumento, e questo è appurato. Devi comunque raggranellare qualche spicciolo? Allora giocati bene le tue carte, perdio! Usa l’autoironia. L’autoironia funziona sempre. Non andrai mai da nessuna parte con quell’aria tetra da morto di fame che dà anche un po’ fastidio se già sono obbligato a prendere l’autobus perché ho il suv dal carrozziere.
(Ma sto divagando, non hai bisogno di sentire i miei problemi. Voglio dire, mica dobbiamo fare la gara a chi sta peggio, lo so che vinco io, tu non hai casa, non hai soldi, non hai impiego… Un sacco di preoccupazioni in meno, fortunello. Bello passare la giornata sugli autobus a suonare il violino, vero? Piacerebbe anche a me, ma non posso, ho una famiglia da mantenere).
Comunque, si parlava di autoironia. Ecco, prima di cominciare a suonare fatti un bel cartello, come i barboni professionisti, con scritto “Mi servono soldi per il corso di violino”. Oppure “Smetto in cambio di soldi”.
L’economia degli zingari negli ultimi anni sta subendo una grave crisi. Il dato è direttamente proporzionale al diffondersi delle rotatorie.
Il popolo degli zingari ci ha regalato personaggi molto famosi, come ad esempio Zlatan Ibrahimovic. Ma anche degli autentici pezzi di merda, come ad esempio Zlatan Ibrahimovic.
Adolf Hitler sarà ricordato per le centinaia di migliaia di Rom e Sinti mandati a morte. Ma anche per i suoi errori.
Parlando di cultura nomade come non ricordare Khorakhanè, l’indimenticabile ballata di De André che ci fece comprendere come sia facile provare empatia per gli zingari. Vivendo in Sardegna.
Se fossi uno zingaro mi domanderei il perché nessuno mi sopporta. Certo, se lo fossi, non è detto che capirei la domanda.
Il cuore, si sa, è uno zingaro. Non a caso l’altro giorno m’è venuto un infarto.
Ucciderei tutti quelli che se la prendono con gli zingari. Sono uno zingaro.
“E dammi un euro, porcamadonna! Sei più taccagno di Moratti!”
Anzitutto è necessario distinguere tra gli zingari nomadi e quelli che sono da più di vent’anni nel parco vicino casa mia. Comunque, non tutti gli zingari vivono di elemosina o furti: ci sono anche quelli che vivono sulle spalle di questi.
Le etnie più conosciute sono i Sinti, i Rom e i Merda. I primi sono sopratutto calciatori e circensi, come Ibrahimovic; i secondi sono quelli coi denti di ferro all’80% e oro al 20% (non lasciatevi ingannare se vi capitasse di sgozzzarne uno e poi vi venisse in mente di strapparli, quei denti, per rivenderli a un orafo in corso Peschiera a Torino, che mi ha dato solo 30 euro per 3 molari). I terzi sono quelli che puzzano perché di base non si lavano, o si lavano con saponi altamente maleodoranti. E sono quelli nel parco vicino casa mia. Ora, affrontando anche la questione annosa dei campi nomadi, vi siete mai domandati perché i campi sono nomadi mentre gli zingari ci vivono da anni? E come fanno gli zingari a viverci per anni se i campi si spostano? Forse i campi nomadi si spostano verso altri campi nomadi mentre gli zingari stanno fermi, così ad una prima occhiata sembra essere sempre lo stesso campo perché ci sono gli stessi zingari, ma in realtà è un altro campo che ha preso il posto di quello che c’era prima e tu non te ne sei accorto? O forse sono gli zingari che si rubano i campi gli uni con gli altri e noi non ce ne accorgiamo perché sono dannatamente bravi coi furti, gli stronzetti?
In ogni caso ci terrei a non generalizzare un discorso così complesso come quello della cultura nomade, piena di allegria e musica, e che ci ha regalato anche qualche bel film, tipo Mediterraneo di quello zingaro di Salvatores. O forse lui non è proprio proprio uno zingaro, ma insomma. A me vedendolo in tv sembra che puzzi parecchio. Almeno quanto Abatantuono.
La Redazione di Umore Maligno, profondamente colpita dalla messinscena della ragazzina torinese che ha ben pensato di inventarsi uno stupro per fomentare l’odio verso questi zingari del cazzo, vorrebbe stringersi attorno alla comunità Rom, ma puzzano troppo.
Per questo motivo si rivolge proprio a coloro che, tra accuse di razzismo e richiami alla solidarietà, non hanno il coraggio di ammettere che malsopportano la popolazione nomade stanziata nelle periferie delle proprie città. Signori, è tempo che anche le vostre menti siano illuminate. E un rogo aiuta sempre, specie di notte.
Tutto quello che Alvaro Vitali vi avrebbe detto sulla settimana scorsa, se invece di cambiare look al sito come dei coglioni lo avessimo intervistato
Torture sui polli, replica Mc Donald’s: “Sono normali clienti che pagano”.
Assad: “La Siria non si piegherà”. Quest’anno va indossata tutta stropicciata.
Roma: Tevere si butta su una ragazza e muore.
Napoli, esplode una palazzina. Muore un vigile urbano: 44, 87.
Napoli, un morto in seguito all’esplosione di una caldaia. Devo smetterla di usare metafore quando prego il Vesuvio.
Gli immigrati muoiono di tumore più degli italiani. Tanti proclami quando a volte basta un po’ di pazienza.
Un italiano su 5 è vittima di stalking. Tranquillo, non sei tu. Ti controllo 24 ore al giorno e me ne accorgerei.
Scilipoti: “I figli dei gay potrebbero diventare omosessuali”. Fortuna che non ne possono avere.
La Russa dà del coglione ad Ascanio Celestini. Sono d’accordo, amo la simmetria.
Marina la scuola e viene violentata dai compagni di classe. Ora ha la giustificazione.
Un bambino su cinque soffre di tic nervosi, che spesso si trascinerà anche da adulto. Da adulto.
Nubifragi si abbattono al sud Italia. Parte forte la Lega all’opposizione.
Il maltempo devasta il sud Italia, ed anche un po’ di Calabria.
In tutta la provincia di Messina tremila famiglie senza corrente elettrica. Le altre si interrogano a lume di candela di cosa cazzo si parli.
Monaca tibetana si dà fuoco per protesta. “Non voglio più vivere come una monaca tibetana”.
Mangia le verdure di Fukushima. Ha la leucemia. Mangia la leucemia.
Immigrati: la Germania accusa l’Italia di trattamento inumano. “Noi andavamo a prenderli anche a casa”.
Sarebbe falsa la notizia della ragazza brasiliana morta dopo un orgasmo di 12 minuti. Indagato il suo ragazzo, pescatore.
________ |_______________| labirinto_________| |____________
A Parma______________ |verrà costruito il più grande _| __________|
_______________ _____ _| _______| __________ del__ mondo.
The Queer
Venti anni fa moriva Freddie Mercury. Quello del termometro. Nel tempo libero faceva il leader dei Queen, l’omosessuale e il possessore di notevoli baffi. Se, alla parola “baffi”, invece di ridere ti sei eccitato, forse dovresti parlare con la tua ragazza.
Freddie Mercury, indimenticabile autore di alcune delle più celebri canzoni di sempre come “We are the champions”, scritta quando confuse l’AIDS con un premio musicale.
Un uomo che ha dato tantissimo allo stereotipo del ricchione coi baffi.
Il mondo della musica ricorda la scomparsa di Freddie. Continuando a mandare avanti lo show.
La sua scomparsa ha insegnato tanto alle generazioni future: non importa quanti soldi hai, se sei frocio prima o poi schiatti.
Nel 1985, Freddie iniziò la storia d’amore con Jim Hutton. L’uomo, che risultò anch’egli sieropositivo nel 1990, visse con Mercury per gli ultimi sei anni della vita del cantante. Hutton, anch’egli HIV positivo, è morto di cancro il 10 gennaio 2010. Tutto è bene quel che finisce bene.
Se fosse vivo, oggi avrebbe 65 anni. E se la giocherebbe alla pari con Paul McCartney e Mick Jagger. A chi è più patetico.
Dopo la sua morte, Brian May e Roger Taylor tentarono di portare avanti i Queen. Ma nessuno di loro era esperto in riti voodoo.
John Deacon, invece, continuò a non contare un cazzo.
Già nel febbraio 1992 i rimanenti componenti dei Queen annunciarono il desiderio di organizzare un grande evento per rendere omaggio alla vita ed alla carriera del cantante. Dal suggestivo titolo “Finalmente ce lo siamo levati dai coglioni”.
Non so cosa avrei dato per sentire Freddie cantare ancora una volta a Wembley in occasione del concerto in suo ricordo.
Malato di AIDS, è deceduto il giorno dopo la pubblica confessione del suo grave stato di salute, dopo aver detto: “Mi sa che cominciano a sospettare”.
La Royal Mail, il servizio postale britannico, emise un francobollo raffigurante Mercury. Se lo lecchi, sei fottuto.
In una votazione del 2002, nella quale il pubblico del Regno Unito era chiamato a scegliere chi fosse il più importante britannico della storia, Mercury si è classificato al 58º posto, dietro persino a Blissett.
La redazione di Umore Maligno, pur disprezzando i meticci e i froci, apprezza la buona musica. Quindi ha ben tre motivi per avere Freddie Mercury sui coglioni.










